Implementare il corso PADI Advanced Open Water Diver aggiornato

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Ci sono molte novità, riguardo al corso PADI Advanced Open Water rivisto e aggiornato: l’aggiornamento dei contenuti, la nuova sezione ‘Pensare come un subacqueo’, i nuovi bellissimi materiali PADI Advanced Open Water Diver e, da un punto di vista applicativo, il fatto che il nuovo corso è sicuramente nuovo ed entusiasmante, ma allo stesso tempo mantiene la struttura che tutti conosciamo. Il grande beneficio del nuovo corso, che è allo stesso tempo una grande opportunità, è la nuova e più diretta relazione che esiste tra le Adventure Dives e le specialità PADI.

Questo è il momento migliore per rivedere le specialità che voi e il vostro staff potete insegnare e decidere seriamente di ampliare la vostra offerta. Pensate alle immersioni di specialità possibili nella vostra zona che non riuscivate a collegare al precedente corso Advanced Open Water Diver, senza dimenticare quelle che piacciono a voi. E’ giunto il momento di creare il vostro corso personale, che metta in risalto le caratteristiche particolari della vostra zona e che i vostri subacquei possano trovare interessante.

Con il nuovo corso, la prima immersione di tutte le specialità standardizzate PADI o AWARE potranno essere accreditate come Adventure Dives. Potrete offrire queste “nuove” Adventure Dives (per esempio, un’immersione sotto i ghiacci, o una immersione Dive Against Debris™) se siete istruttore di queste specialità e se lo studente soddisfa i prerequisiti per le specialità. Inoltre, anche se il corso PADI Rebreather Diver non è una specialità PADI, la prima immersione in acqua confinata potrà essere accreditata come Adventure Dive, dato il numero di esercizi presenti nella sessione. Nel numero di The Undersea Journal del terzo trimestre 2016, troverete una lista completa delle Adventure Dives riviste, delle specialità standardizzate PADI e molte altre informazioni.

AOWDebris_Catalina_0416_033Sono state tolte alcune Adventure Dives obsolete, ma ne potrete offrire molte più di prima. Un esempio è la Digital Underwater Imaging Adventure Dive, che sostituisce sia la Underwater Photography che la Underwater Videography Adventure Dives. Questa immersione si adatta alle macchine fotografiche di ultima generazione, che offrono la possibilità di fare sia foto che video e permette di sviluppare teoria e abilità basilari per entrambe, lasciando allo studente la possibilità di favorire una o l’altro. L’immersione potrà essere ancora accreditata come prima immersione del corso PADI Digital Underwater Photographer, anche se è un corso diverso che sarà rivisto in futuro.

Avrete possibilità quasi infinite: a seconda di dove si trova la vostra zona e il vostro mercato, potrete offrire ai vostri subacquei le seguenti specialità: sidemount, ice, cavern, full face mask, delayed surface marker buoy (DSMB), diver propulsion vehicle (DPV), enriched air. Oppure, potrete offrire qualsiasi altra specialità standardizzata utilizzando il materiale educativo disponibile.

Ottenete i livelli di PADI Specialty Instructor che vi mancano per poter offrire queste nuove Adventure Dives e rendere veramente speciali i vostri corsi Advanced Open Water Diver.

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Project AWARE: #Divers4SharksNRays

Project AWARE® è impegnata nel coinvolgimento della comunità subacquea in interventi, politicamente corretti e basati su fonti scientifiche. Unisciti a noi inviando ai Membri CITES* il nostro messaggio: Vota SÌ per squali e razze.

#Divers4SharksNRays - Sierra Madre

Come puoi partecipare alla “#Divers4SharksNRays”?

Il nostro #Divers4SharksNRays presso {inserisci la località} serve alle Nazioni @CITES per poter votare SÌ  per squali e razze durante il #CoP17 @projectaware + la fotografia

oppure

Noi sosteniamo la campagna [email protected] #Divers4SharksNRays @CITES #CoP17” qui a {inserisci la località} + la fotografia

*Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora

My PADI. My Ocean. My Hope.

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Ogni anno, grazie a tutti voi, un milione di persone si avvicina al mondo sommerso, grazie ai brevetti PADI che offrono loro incredibili opportunità di divertimento e d’avventura.

Un brevetto, però, è molto più che un passaporto per l’avventura. Per molti, è una medaglia al coraggio, che li ha aiutati a trasformare la loro vita in modo profondo e significativo. Queste storie di trasformazione, vere e appassionanti, sono state raccolte su “My PADITM, My Ocean, My Hope” per ispirare altri milioni di persone a diventare subacquei o istruttori.

“My PADI” è il modo in cui Leo Morale ha trovato la salvezza grazie alla subacquea, dopo aver perso una gamba per un tumore. “My Ocean” è il modo in cui Andre Miller, grazie all’educazione subacquea, ha preso contatto con e ha ispirato la sua comunità a proteggere la più grande risorsa naturale. “My Hope” è la speranza di Emily Krak che molte altre persone imparino a rispettare e proteggere gli oceani per le generazioni future.

My PADI raccoglie storie di esperienze umane, dove la subacquea è il comune denominatore. E’ l’inizio di un dibattito molto più ampio e dimostra che la subacquea ci permette di esprimere il meglio che c’è in ognuno di noi. Nel fare questo, siamo felici e, quando siamo felici, è più facile trovare l’ispirazione giusta per aiutare gli altri a trovare la loro.

Avete amici, familiari, membri della vostra comunità che hanno storie come queste da raccontare? Incoraggiateli a raccontare cosa My PADI, My Ocean, My Hope significa per loro e come la subacquea ha trasformato le loro vite. Guardate queste storie. Trovate l’ispirazione. Ispirate gli altri.

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E’ migliorato l’utilizzo di PADI eLearning

Da questo giugno, PADI è diventato partner di Akamai, leader mondiale nella distribuzione di contenuti via internet, per portare l’esperienza PADI eLearning® a un livello superiore, grazie alla tecnologia dei server di ultima generazione. In tutto il mondo, le persone si sono abituate a esperienze online veloci e di qualità superiore ed è fondamentale che l’industria subacquea continui a distinguersi, in questo panorama altamente competitivo.

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Akamai lavora con aziende (tra cui Apple, Verizon, Sony, Disney e Yahoo) che distribuiscono enormi quantità di contenuti via internet a livello mondiale. La loro rete comprende 216.000 server, ospitati in centri dati in oltre 120 paesi al mondo. Circa l’85% degli utilizzatori internet nel mondo sta già utilizzando un server Akamai.

Akamai ospiterà i corsi PADI eLearning in centri dati locali, il che significa che i subacquei a Londra, Sydney o Hong Kong non dovranno collegarsi a un server negli USA per utilizzare il sistema eLearning. Questo renderà la connessione ai corsi eLearning molto più veloce. Il maggior beneficio si avrà, verosimilmente, sul tempo di caricamento dei video.

Questa tecnologia è ora disponibile in tutto il mondo e potrete notare questi miglioramenti da subito, una volta che accedete a qualsiasi corso eLearning.

Ci sono altri miglioramenti previsti per quest’anno. PADI, infatti, aggiornerà e potenzierà il Learning Management System (LMS), il sistema che fa funzionare i corsi eLearning. Questo permetterà di avere nuove funzionalità, tra cui il design responsivo per dispositivi mobili, che supporta dispositivi mobili, cellulari e tablet, compresi i dispositivi iOS che sono, al momento, solo supportati dalla linea di prodotti Touch. Questi upgrade permettono di utilizzare dei video a maggiore risoluzione, in modo che i subacquei che usano i prodotti eLearning su un desktop o laptop possano guardare i video anche a schermo intero. Inoltre, grazie a file di dimensione più ridotta, il caricamento dei prodotti digitali PADI, sulle reti mobili, sarà più veloce e, nel 2017, i subacquei potranno partecipare ai corsi anche quando i dispositivi sono offline.

I corsi PADI eLearning migreranno su una nuova piattaforma tra la fine del 2016 e durante tutto il 2017. Vi comunicheremo l’avvenuta transizione quando saremo più vicini alla data di lancio; intanto, informate tutti i vostri subacquei, esistenti e potenziali, che molto presto avranno a disposizione delle esperienze educative all’avanguardia.

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Siete pronti per il Freediver?

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Avrete tutti sicuramente sentito parlare del programma PADI Freediver™, ci sono moltissime informazioni a disposizione (specialmente nell’edizione del primo trimestre di The Undersea Journal® e su PADI.com). Alcuni professionisti PADI si sono subito buttati a capofitto nel nuovo programma, mentre altri hanno ancora qualche dubbio al riguardo.

Per questi ultimi, vogliamo dare un paio di motivi per convincervi almeno a provare il programma Freediving.

Primo: è divertente. Probabilmente avrete già fatto qualche immersione in apnea e avrete sperimentato la sensazione di libertà immergersi senza ARA provoca. Probabilmente, come apneisti, avete già delle abilità sopra la media, ma non siete interessati a battere record o a partecipare a delle gare. Benissimo! Partecipare al corso PADI Freediver è il primo passo e un’ottima opportunità per affinare le vostre abilità e, allo stesso tempo, per studiare il programma e il suo materiale di supporto con una prospettiva professionale.

Potete farlo il 19 novembre al DEMA Show 2016, assieme a molto altro. Ci sarà un evento di mezza giornata che riguarderà il corso PADI Basic Freediver, con sessioni teoriche e di acqua confinata condotte a modello di ruolo. Il corso comprende il PADI Freediver Touch™ e il brevetto PADI Basic Freediver. Potrete portare a termine, in seguito, le due sessioni di acqua libera e diventare PADI Freediver. Durante l’evento, lo staff PADI risponderà anche a qualsiasi altra domanda o dubbio voi abbiate. Iscrivetevi entro il 3 novembre, in modo da aver tempo di leggere e studiare il materiale didattico. Non avrete bisogno di alcuna attrezzatura specifica, solo pinne, maschera e snorkel.

Non riuscite a venire al DEMA? Non preoccupatevi, potrete fare lo stesso programma presso un PADI Freediver Center nella vostra zona.

Dopo il corso, potrete decidere se continuare con il livello PADI Advanced Freediver o Master Freediver e diventare, più avanti, PADI Freediver Instructor.

Questo ci porta al secondo motivo per prendere seriamente il freediving: è uno dei segmenti della subacquea che sta crescendo più velocemente e i corsi PADI Freediver vi forniscono nuove opportunità di accedere a un mercato di clienti più giovani. Se avete dubbi al riguardo, leggete alcuni degli articoli nelle edizioni di The Undersea Journal di quest’anno nei quali, i professionisti PADI che lavorano già nel settore freediving, condividono alcune loro considerazioni.

Non c’è probabilmente bisogno di parlare dei moltissimi altri benefici che il freediving offre, come la facilità di immergersi, di avvicinarsi anche alle specie più timide e la possibilità di mantenersi in forma. E’ giunto il momento di trattenere il respiro e tuffarsi!

 

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Il nuovo PADI Advanced Open Water Diver

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Il programma PADI Advanced Open Water Diver, rivisto, sarà lanciato questo settembre e, sebbene i cambiamenti siano rilevanti, l’essenza del corso rimane la stessa. E’ come avere una versione nuova del vostro vecchio modello d’auto. La revisione è stata guidata da tre fattori.

Primo: PADI ha aggiornato i contenuti. L’attrezzatura e le tecniche subacquee sono cambiate, da quando è stata lanciata l’ultima versione del corso, e il contenuto è stato aggiornato per riflettere questi cambiamenti. Adesso, per esempio, ci saranno riferimenti alle bussole elettroniche, durante la navigazione, e non ci saranno più riferimenti alle pellicole nella nuova Digital Underwater Imaging. Inoltre, la prima immersione di tutti i corsi PADI Specialty Diver e di quelli Project AWARE Dive Against Debris™ e Shark Conservation Specialty potranno essere accreditati come Adventure Dives. Questo significa che ci saranno maggiori opportunità di immersione, indipendentemente da quello che state insegnando o dove lo state insegnando.

Secondo: PADI ha modernizzato i prodotti educativi. Adesso questi strumenti sono all’avanguardia tanto quanto i dispositivi da cui gli studenti subacquei vi accedono. Nonostante i manuali cartacei siano ancora disponibili, sarà presentato un nuovo prodotto digitale PADI Advanced Open Water Diver per dispositivo mobile. Le nuove immagini e i nuovi video rendono questi prodotti unici.

AOWDebris_Catalina_0416_033Terzo: PADI ha posto maggiore enfasi sul processo di ragionamento sottostante alle abilità che i subacquei acquisiscono, in modo da formare subacquei sicuri e confidenti. Nel manuale c’è una nuova sezione ‘Pensare come un subacqueo’ nella quale sono evidenziati concetti come la gestione della scorta d’aria, consapevolezza ambientale e situazionale e comunicazione con il compagno d’immersione. Tutto questo spinge i subacquei a pensare a quello che stanno facendo prima, durante e dopo ogni Adventure Dive, proprio come i subacquei più esperti. Grazie a ciò, capiscono come migliorare le loro immersioni e come gestire meglio il rischio.

Molte parti del corso, però, non sono cambiate. Dal punto di vista filosofico, il corso PADI Advanced Open Water Diver continua a fornire, ai nuovi PADI Open Water Divers (ma anche a quelli più esperti), nuove abilità e addestramento sotto la guida di un professionista PADI. Il corso è ancora incentrato sull’introduzione di nuove immersioni di specialità. Per ottenere il brevetto PADI Advanced Open Water Diver sono ancora richieste la Deep e la Underwater Navigation Adventure Dive, più altre tre Adventure Dives, mentre qualsiasi tre Adventure Dives qualificano il subacqueo come Adventure Diver.

La revisione del corso PADI Advanced Open Water Diver migliora un programma che è già di per sé ottimo, facile da insegnare e offre ancora maggiori opportunità di esplorazione, divertimento e esperienza a tutti i subacquei interessati. Nell’edizione del The Undersea Journal del terzo trimestre, troverete parecchi articoli, a questo riguardo, ricchi di dettagli, oltre alla raccomandazione di implementare il nuovo programma non appena i materiali saranno disponibili.

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PADI ed SDS-Università di Bologna

Abbiamo incontrato il Prof. Stefano Goffredo, responsabile del centro sub SCIENTIFIC DIVING SCHOOL dell’Università di Bologna, che recentemente ha scelto di cambiare didattica passando a PADI.

SDS Staff

Stefano, parlaci della vostra scuola sub SCIENTIFIC DIVING SCHOOL di Bologna. Quando è nata e di cosa si occupa principalmente?

L’idea SDS nasce nel 2005, durante un viaggio di lavoro negli Stati Uniti, in particolare all’Università di Miami. In quella occasione ho visto come si fa subacquea nelle Università Americane ed ho pensato fosse giunto il momento di provare ad importare quel modello in Italia. Ho pensato ad una scuola dentro l’Università che insegnasse agli studenti, prima di tutto, ad entrare nel mondo sommerso e ad amarlo, e poi, una volta imparate le tecniche base, applicarle per la risoluzione di problemi scientifici: in altre parole, applicare le abilità subacquee alla ricerca nel campo della biologia ed ecologia marina; facilitare agli studenti il percorso “prima subacqueo e poi ricercatore”, che è stato anche il mio. Tornato in Italia parlai dell’idea con Erik Caroselli, un allora giovane membro del mio gruppo di ricerca e Divemaster. Nel 2006, dall’unione delle forze tra un Istruttore/Ricercatore (il sottoscritto) ed Erik nacque SDS. La nascita di SDS coincise con l’attivazione nell’anno accademico 2006-2007 del corso universitario di subacquea scientifica (http://www.scienze.unibo.it/it/corsi/insegnamenti/insegnamento/2016/351122)  di cui presi la responsabilità per l’Università di Bologna, sempre aiutato da Erik. Da allora le vicende della scuola di sub e quelle del gruppo di ricerca universitario (Marine Science Group: www.marinesciencegroup.org)  saranno per sempre fortemente legate. Molti degli studenti che fanno ricerca o le tesi nel Marine Science Group sono prima sub SDS; SDS fornisce il supporto logistico alle attività didattiche e a quelle di ricerca. Alcuni esperimenti importanti fatti nell’ambito di progetti europei sono stati realizzati grazie al supporto di istruttori, allievi e di attrezzature e logistico in generale di SDS; ad esempio gli esperimenti del progetto Europeo CoralWarm (www.CoralWarm.eu) nel cratere sommerso di Panarea,  pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche internazionali, come Nature Climate Change o Nature Communications.

L’obiettivo principale di SDS è formare subacquei tra i 19 e i 24 anni, Universitari, per coinvolgerli in una ambiente sano e divertente, i cui valori imprescindibili sono: gioco di squadra, affiatamento, gruppo, trasparenza, interesse per la natura, la biologia ed ecologia marina, interesse per la ricerca. Inoltre, negli ultimi due o tre anni, SDS ha speso molte energie per avviare varie collaborazioni e convenzioni sul territorio Bolognese, in modo da far confluire nell’ambiente molto giovane/Universitario della scuola tante altre persone provenienti dal mondo professionale pubblico o privato, per creare una miscela multiculturale e multi età, a volte transgenerazionale, che, in quanto basata sui valori sopra, funziona molto bene.

 

Stefano, attualmente qual’è il tuo ruolo all’interno dell’UNIVERSITA’ DI BOLOGNA e della SCIENTIFIC DIVING SCHOOL?

Dopo essermi laureato nel 1995, avere passato periodi all’estero, soprattutto negli Stati Uniti e in Israele, dopo avere fatto una carriera da precario della ricerca che è durata più di venti anni, a Giugno del 2016 sono entrato stabilmente nell’Università di Bologna come docente. Oltre al corso di Subacquea Scientifica, insegno vari corsi di Ecologia. All’interno di SDS sono l’istruttore “meno giovane”: oltre ad occuparmi direttamente dei corsi di livello professionale, cerco di consigliare e indirizzare lo staff più fresco, costituito da istruttori di altissimo livello: oltre Erik, gli altro sono Simone, Caterina, Francesca, Maria Giulia e i due nostri nuovissimi ed entusiasti Divemaster Carlo e Fabio (http://www.sdseducational.org/staff/). Lo staff, oltre ad essere tecnicamente molto preparato, gioca di squadra onestamente ed è molto affiatato e questo è molto sentito dai nostri allievi che lo indicano come uno degli aspetti positivi più importanti dei nostri corsi, e che fa certamente la differenza.

 

Stefano, quali sono i progetti che ti hanno dato maggior soddisfazione in tutti questi anni?

In questi anni, grazie all’attività subacquea ricreativa che ho sempre vissuto al 100%, sia come istruttore sia come ricercatore e poi come docente, ho potuto realizzare tutti i più importanti progetti (non ne ho altri, professionali o personali, che siano scollegati dal mondo della subacquea).  I più grandi passi sono stati: la Missione Hippocampus Mediterraneo, in cui per la prima volta è stata sperimentata la capacità della subacquea ricreativa di fornire dati sulla biodiversità marina (in quel progetto fu censito solo il cavalluccio marino come specie pilota); a questo progetto seguirono due altri progetti, Sub per l’Ambiente, sul monitoraggio della biodiversità Mediterranea e il progetto STE (www.STEproject.org), riguardante la biodiversità corallina del Mar Rosso. Questi progetti hanno dimostrato alla comunità scientifica internazionale quanto i subacquei ricreativi possono essere affidabili nella raccolta di dati. Inoltre, un altro aspetto importante che abbiamo evidenziato e recentemente pubblicato su una rivista scientifica internazionale (http://www.marinesciencegroup.org/wp-content/uploads/2015/08/2015_PLoSONE.pdf), grazie alla tesi di dottorato di Simone, è che i sub, partecipando a questi progetti, aumentano considerevolmente le loro conoscenze naturalistiche, indirizzando il loro comportamento verso un atteggiamento ancora più sostenibile per l’ambiente. Di grande soddisfazione è stato poi il progetto Europeo CoralWarm che ho citato prima, che ha previsto impegnativi lavori ed esperimenti subacquei, dove tutti noi e i nostri studenti sono stati messi a dura prova, ma con grande soddisfazione finale per il numero e l’altissima qualità di tesi e articoli scientifici scaturiti. In tutto questo la scuola SDS – con i suoi istruttori, le sue istruttrici, allieve e allievi – accompagna e sostiene queste attività come colonna portante.

 

Stefano, per quale motivo avete scelto di cambiare didattica e passare a PADI?

ll gruppo, e con gruppo intendo la scuola SDS e il Marine Science Group (MSG)  assieme, in questi anni ha raggiunto risultati rilevanti, sia nel campo della subacquea ricreativa sia in quello della ricerca scientifica, grazie alla forte sinergia tra le due attività (SDS = subacquea e MSG = ricerca), spesso tanto unite da sovrapporsi completamente e divenire un’unica cosa. Supervisionando ed esaminando questo sistema cosi interconnesso e complesso, è necessario ragionare in maniera globale. Nell’ultimo anno abbiamo finalizzato un accordo con SCUBAPRO che ci garantisce, oltre alla qualità tecnica delle attrezzature fornite agli studenti, anche visibilità a livello internazionale. Infatti alcune operazioni congiunte di marketing sui social network sono state già eseguite, proprio a partire dalla casa madre, negli Stati Uniti. La visibilità internazionale è per noi molto importante perché ci consente di entrare in contatto con nuove possibilità utili anche o soprattutto alla attività di ricerca. E’ chiaro che in quest’ottica, quando alla qualità del servizio didattico, parametro fondamentale e irrinunciabile, si aggiunge la necessità di potenziare o instaurare contatti internazionali che possano aprire a nuovi progetti e nuove attività, PADI diventa la scelta. PADI è globale, è la più grande organizzazione didattica subacquea a livello mondiale e l’esperienza di PADI nel settore è indiscutibile: queste caratteristiche misurabili e quindi oggettive rispondono alle esigenze di oggi del gruppo MSG-SDS che guarda al futuro, certo di crescere ancora.

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Stefano, quali sono i vostri progetti a breve e lungo termine, se ce li puoi dire in anteprima?

Come SDS a settembre apriremo le attività nella nuova piscina olimpionica dello Stadio di Bologna. Un impianto all’avanguardia, inaugurato da poche settimane, dotato di una buca di 6 metri che consente l’esecuzione di tutti gli esercizi subacquei alla perfezione, per la massima preparazione degli allievi. Stiamo ancora sistemando i magazzini e il centro di ricarica bombole. In questo, il nostro partner negozio sub Sarti Sport Water Store ci sta dando una grosso aiuto. Contiamo di essere pronti per l’inizio di Settembre. Il prossimo anno vogliamo consolidare e superare la quota di brevetti raggiunta nella stagione 2015-2016, siamo convinti di potercela fare grazie anche al fatto di essere diventati Centro PADI.

Come MSG, tra gli altri progetti, stiamo iniziando, in collaborazione con il Laboratorio di Biologia Marina e Pesca di Fano, un monitoraggio delle specie invasive del Mediterraneo. Un grosso problema che il nostro mare sta oggi vivendo è appunto quello delle specie invasive, cioè specie introdotte nel nostro Mare dalle attività dell’uomo che, trovando condizioni ideali per replicarsi, si espandono dal punto di introduzione sino ad invadere ampie aree geografiche ed a sostituirsi alle nostre specie native. In queste dinamiche il riscaldamento del Mare Mediterraneo sta forse aiutando le invasioni biologiche. Vogliamo quindi coinvolgere tutti i subacquei, per primi quelli PADI, ad aiutarci nel monitoraggio di questi specifici avvistamenti. Ma non solo i sub: anche altre categorie saranno coinvolte come i pescatori ricreativi con la canna, i pescatori artigianali, sino alla pesca industriale. Questa sarà una grande sfida e dovremo trovare le sinergie per unire le diverse categorie di usufruitori del mare in un progetto di monitoraggio collaborativo e globale. Il progetto è già in parte finanziato ma siamo in trattativa con alcuni enti per incrementare di molto l’attuale budget.

 

Stefano, cosa diresti ad una persona che vuole avvicinarsi a voi per effettuare un corso PADI?

Vieni con noi, in un gruppo fortemente preparato sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista umano: Erik, Simo, Cate, Fra, Giulia, Carlo e Fabio ti aspettano per insegnarti la subacquea seguendo la didattica flessibile. Imparerai che non c’è un modo solo per raggiungere l’obiettivo; ti renderai conto che potrai eseguire l’esercizio a modo tuo, con il tuo stile, sotto la supervisione dell’istruttore e nella massima sicurezza. L’importante è raggiungere l’obiettivo prefissato. Questa flessibilità ti metterà a tuo agio perché potrai esprimere le tue capacità secondo il tuo stile. Questa è la didattica flessibile PADI, leader mondiale nell’insegnamento subacqueo. Questa è la professionalità e passione di SDS.

 

Noi di PADI EMEA siamo molto contenti di avere SDS con noi e di supportare le attività del centro per poterlo far crescere sempre di più nei prossimi anni. Ovviamente diamo un grandissimo benvenuto agli studenti dell’Università di Bologna che parteciperanno d’ora in poi ai corsi PADI tenuti dalla scuola SDS. Quindi… BENVENUTI A TUTTI NELLA FAMIGLIA PADI!

Intervista a Ilaria Laterza titolare di ASD Quinto Oceano.

In attesa del Woman Dive Day del 16 Luglio Fabio Figurella RM PADI EMEA intervista Ilaria Laterza presidente di ASD Quinto Oceano a Lecce.

Ilaria

Perché / Come hai fatto a diventare un subacqueo PADI?

Non ho mai desiderato di essere una normale subacquea! Ho iniziato solo ed esclusivamente per realizzare un sogno: insegnare alla gente quello che di più bello c’è al mondo… respirare e respirarsi sott’acqua.

 

 

 

Che cosa significa PADI per te?

Padi per me rappresenta la subacquea, una subacquea divertente ed attenta alla sicurezza. Con Padi non si incontra solo il mare, ma un vero e proprio gruppo di amici e colleghi con cui condividere la propria passione.

Qual è il tuo sogno di immersione ?

Sono un’appassionata di nudibranchi per cui la meta che vorrei visitare è il Madagascar. Inoltre mi piacerebbe portare sott’acqua i miei genitori, perché alla mia famiglia dedico ogni mio traguardo. Quale è il miglior momento in immersione?

Tutti, ogni singolo respiro è meraviglioso.

Quali sono i tuoi piani per il WDD quest’anno? Come un istruttore PADI, hai qualche suggerimento per i sub per il PADI Woman ‘s Dive Day del 16 Luglio 2016?

Come un istruttore PADI, hai qualche suggerimento per i sub per il PADI Woman ’s Dive Day del 16 Luglio 2016? ho intenzione di organizzare un’immersione con tutti i componenti del mio centro formazione istruttori ASD Quinto Oceano, dedicata alle amiche subacquee. Inoltre in questa occasione io e i miei colleghi istruttori saremo disponibili per prove gratuite a tutte le donne della zona.

Quali sono le sfide più importanti e le opportunità che le donne hanno nel mondo delle immersioni?

Ogni giorno è una sfida contro l’universo maschile, che ci vede fragili, ma le donne possono, e ci riescono!!!

Come possiamo avere più donne in acqua e coinvolte nella comunità subacquea?

Visto che sono gli uomini la maggioranza dei subacquei, io consiglio sempre a loro di coinvolgere le loro compagne. Io sono una delle poche fortunate istruttrici subacquee a condividere il lavoro e la passione per il mare con il mio compagno, d’immersioni e di vita. Non ho nient’altro da chiedere!

Suggerimenti per le donne a pensare a una carriera subacquea?

Donne, inutile pensarci! E’ il lavoro più bello del mondo. Vi svelo un segreto: sott’acqua non si parla, e qualcuno disse “per fortuna”.

Ilaria Laterza: www.asdquintoceano.it – [email protected]

 

INTERVISTA A PATRIZIA DAMIS.

In Attesa del Woman Dive Day del 16 Luglio 2016 Fabio Figurella RM PADI EMEA intervista Patrizia Damis titolare del Centro BARONE BLU a Perugia.

PatriziaPerché / Come hai fatto a diventare un subacqueo PADI?

Il mio primo approccio con PADI è stato durante il corso Advanced, dopo il primo livello conseguito con un’altra didattica, il passaggio a PADI è avvenuto naturalmente dopo che ho avuto modo di conoscere il suo sistema didattico, semplice, completo e accattivante.

 

 

Che cosa significa PADI per te?

Professionalità! Materiale didattico sempre aggiornato e all’avanguardia e inoltre come Professionista PADI mi sento parte di un Team, tutelata e supportata dall’agenzia.

Che cosa significa per te essere un sub donna?

Quando mi immergo mi sento principalmente un subacqueo, non ho mai pensato ad una differenza tra un sub uomo e donna, chiunque ami il mare e si lasci trasportare dalle sue bellezze può ricavarne le stesse fantastiche sensazioni, sia esso uomo o donna.

Qual è il tuo sogno di immersione?

L’immersione che farò domani; ogni immersione mi regala emozioni indimenticabili.

Quale è il miglior momento in immersione?

Il momento migliore è il secondo successivo al passo del gigante, quando mi trovo immersa nel mio habitat naturale.

Quali sono i tuoi piani per il WDD quest’anno? Come un istruttore PADI, hai qualche suggerimento per i sub per il PADI Woman’s Dive Day del 16 Luglio 2016?

Visto il grande successo del nostro WDD dell’anno scorso, riproponiamo anche quest’anno la caccia al tesoro subacquea, ma cambiamo location e la faremo nella splendida Isola di Ventotene.

Lo scopo della manifestazione è quello di far conoscere nuove avventure, ad esempio la navigazione subacquea, utilissimo infatti sarà il saper usare la bussola per trovare gli indizi che porteranno al ritrovamento del tesoro.

Quali sono le sfide più importanti e le opportunità che le donne hanno nel mondo delle immersioni?

Le opportunità sono varie per le donne, abbiamo esempi di grandi donne subacquee che detengono record. La sfida deve essere con noi stesse, per cercare di migliorarci e crescere sempre di più nel mondo subacqueo.

Come possiamo avere più donne in acqua e coinvolte nella comunità subacquea?

Organizzando altre manifestazioni come il WDD, per incentivare le donne e promuovendo per esempio l’uso di attrezzature specifiche per le donne, già presenti nell’industria della subacquea.

Suggerimenti per le donne a pensare a una carriera subacquea?

Il mio suggerimento è quello di essere tenaci, di essere sempre pronte ad imparare e vedere ogni nuovo brevetto non come un punto di arrivo, ma come un nuovo punto di partenza per una formazione superiore e riuscire a far di una passione una professione.

 

Patrizia Damis – www.baroneblu.it

[email protected] 

 

PADI nei decenni: gli anni 2000

Questo è il quinto articolo della serie dedicata al nostro 50° anniversario. Se non l’avete ancora fatto, leggetevi la storia degli anni 60, 70, 80 e 90.

PADI si è affacciata agli anni 2000 con un enorme slancio. Dal 2000 al 2010, PADI ha ampliato i suoi corsi per soddisfare un mercato ancora più grande, dai bambini che volevano provare a immergersi, ai subacquei più esperti che volevano nuove sfide.

2000: PADI TecRec
La subacquea tecnica cominciò ad attrarre sempre maggiore attenzione, tra la fine degli anni 90 e il 2000. La subacquea tecnica utilizza attrezzatura specialistica e procedure per permettere ai subacquei di immergersi oltre i limiti della subacquea ricreativa. Molti subacquei erano pronti ad andare oltre ed esplorare posti dove nessuno si era mai avventurato. Prendendo spunto dalle ricerche effettuate nel decennio precedente, PADI lanciò i primi programmi di subacquea tecnica, basati su solidi principi educativi. I primi tre corsi del programma PADI TecRec furono il Tec Deep Diver, il Tec Trimix Diver e il Gas Blender. Da allora, la crescita della subacquea tecnica è stata costante e PADI ha continuato a sviluppare il programma. Al momento, ci sono 18 diversi corsi nel programma TecRec.

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2001: PADI Seal Team
Nel 2001, PADI ampliò i programmi in modo che i bambini potessero provare cosa significasse veramente immergersi. Dopo molte ricerche sui bambini e la subacquea, fu lanciato il programma PADI Seal Team. L’obiettivo era di avvicinare i bambini di età compresa tra gli otto e i dieci anni alla subacquea. Oltre a imparare i principi della subacquea, ci sono anche delle AquaMission di specialità, come l’immersione su relitto, consapevolezza ambientale e molto altro. Assieme al programma, PADI sviluppò anche degli strumenti per permettere di insegnare ai bambini in modo semplice e sicuro. Tra questi, ricordiamo il testo “Children and Scuba Diving: A Resource Guide for Instructors and Parents”. Con questi strumenti, PADI permise a molte famiglie di riunirsi tramite quest’esperienza unica ed entusiasmante. La famiglia Jenss, per esempio, adora immergersi insieme e PADI annovera, tra i suoi subacquei, anche parecchi Junior Master Scuba Divers, come Charlotte Burns di 13 anni.

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2005: eRDP launched
Il primo aggiornamento rilevante della RDP, da quando era stata introdotta, avvenne nel 2005: la RDP elettronica. Tre anni dopo, fu lanciata l’eRDPml che portò la capacità di pianificare immersioni multilivello, tipica de La Ruota, in formato elettronico. Nonostante i computer subacquei siano diventati sempre più disponibili, questo pianificatore d’immersioni è ancora molto utilizzato e non solo per l’addestramento.

2007: PADI launches eLearning
L’apprendimento digitale divenne sempre più conosciuto con le nuove tecnologie. Dopo la versione CD-ROM degli anni 90, PADI creò il corso Open Water Diver Online. Questo fu il primo corso eLearning di questo tipo ed introdusse la prima versione eBook del PADI Open Water Manual. I subacquei potevano cominciare il loro corso dovunque fossero, in qualsiasi momento, secondo i loro ritmi. Il programma eLearning ha avuto molto successo e tantissimi subacquei lo hanno scelto invece del corso tradizionale. Ora, i subacquei possono scegliere tra molti programmi PADI online, dal corso Open Water Diver all’IDC.

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Continuate a seguirci per il capitolo finale della nostra serie blog per il 50° anniversario: il 2010. Al mese prossimo!

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