Arriva l’inverno? Let’s go dive in Alto Adige!!!

Certo che essere appassionati di subacquea e abitare all’estremo nord dell’Italia, parrebbe un controsenso.

Di solito qui si usano sci e scarponi, ma noi abbiamo anche mute ed erogatori che usiamo estate ed inverno nel Grande Lago, il Garda.

Però questo non ci basta ed allora andiamo alla ricerca di qualcosa di più estremo.

Vedendo nelle riviste quella sorta di “esploratori” tuffarsi in acque coperte di ghiaccio, abbiamo deciso di provare anche noi l’immersione sotto il ghiaccio!

Non bisogna andare nel grande Nord, qui in Alto Adige i posti non mancano. Innumerevoli sono i laghi che durante l’inverno ghiacciano, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta!

Perciò ogni inverno, da ormai nove edizioni, noi di Top Dive Meran/o organizziamo una grande manifestazione per dare modo a tutti di vivere questa meravigliosa esperienza.

La nostra è una vera passione, infatti continuiamo a farlo anche per noi stessi, perché in fondo siamo i primi a voler segnare questa immersione nel nostro logbook ogni anno.

La meta scelta nelle ultime edizioni è la Valle di Anterselva a 1642 m s.l.d.m., dove si trova l’omonimo lago. Qui l’inverno è lungo, tanto da formare una lastra ghiacciata dello spessore di oltre un metro ancora nel mese di Marzo.

Lo specchio alpino si formò molti anni fa a causa di una frana, che sbarrò la strada ai ruscelli che scendono dalle alte montagne, e sul suo fondo del lago si possono ancora trovare gli enormi tronchi di quegli alberi che una volta crescevano sul fondovalle.

Dopo mesi di attesa e di intensa organizzazione ci siamo, è ora di partire. Le bombole sono cariche e l’attrezzatura per la logistica pronta. Sembra strano che invece di avere bisogno di una barca, la cosa più importante sia avere una motosega con una lama da 100 cm e un potente motore, di quelle che si usano per abbattere alberi centenari.

Il nostro gruppo sale già il venerdì sera, in modo da essere pronti la mattina presto.

Ormai ad Anterselva siamo un po’ di casa. Arriviamo che è quasi buio, ma la neve riflette gli ultimi raggi solari regalandoci un grande spettacolo.

Il lago è piccolo, se confrontato con quelli abitualmente frequentati, incastonato tra alte vette dominate dai quasi 3.500 m del monte Collalto, ma con i suoi 43 ettari di superficie non sfigura affatto. La reazione di chi viene la prima volta è di stupore, in quanto non si riesce ad immaginare come sia possibile che, sotto quella piatta superficie innevata, ci sia celato uno specchio d’acqua.

L’albergo che ci ospita ha una posizione ideale, direttamente sulle sponde del lago.

Dopo cena, il termometro esterno segna un bel +3, inusuale in questo periodo, ma le previsioni danno temperature in calo con nevicate per domenica.

Incontriamo i nostri primi ospiti che ci hanno già raggiunto. Molti rimangono rapiti dalla bellezza del posto, dove, se escludiamo l’albergo, non esiste altra costruzione. Un vero angolo di pace.

Mentre facciamo conoscenza c’è sempre qualcuno un po’ perplesso. Da sempre mi sento dire da molti subacquei “io morirò di freddo!” “Non so se ce la farò, i venti minuti previsti sono tantissimi!”

In effetti era la stessa cosa che pensavo io per la mia prima volta sotto quel ghiaccio.

E invece, sará per l’emozione, per la concentrazione o forse perché sotto la stagna ci mettiamo mezzo armadio, il freddo non rovina mai l’immersione!

Rassicurati gli animi andiamo a dormire. Domani sarà una lunga giornata.

La sveglia suona presto, sotto il piumone si sta benissimo, ma uno sguardo fuori ci fa intravedere che il sole è già alto e lo spettacolo toglie il fiato, tutto bianchissimo. Come i bambini che si vestono velocemente per andare a giocare con la neve, noi lo facciamo per andare a preparare il nostro sito d’immersione!

Una rapida colazione ed usciamo. L’aria è fredda, secca e pura, la senti ad ogni inspirazione nei polmoni. Il nostro staff è già presente sul ghiaccio e le attrezzature per la preparazione pronte. Ci raggiungono i nostri ospiti curiosi ed entusiasti. Decidiamo dove praticare i fori e la direzione della linea d’immersione.

Ormai  dopo tanti anni ognuno sa cosa deve fare. Subito accendiamo la grande motosega per un primo taglio, in modo da avere un dato fondamentale, lo spessore della lastra. I 40 cm sono il minimo necessario. In realtà già uno strato di 18 cm può reggere il peso di un’auto, ma nella zona del foro il ghiaccio diventa fragile, un po’ come il vetro, quindi si richiedono più centimetri per avere la sicurezza che durerà per tutta la giornata senza brutte sorprese. Se invece è troppo grosso, la lama da un metro potrebbe anche non bastare e il peso dei blocchi diventerebbe troppo impegnativo.

Qualche strappo per l’accensione della motosega e capiamo che anche lei avrebbe voluto rimanere sotto il piumone! Spesso l’altitudine “scombussola” la carburazione. Dopo una serie di regolazioni e dopo molti tentativi finalmente parte borbottando. Scaldato il motore si dà fondo al gas, il suo ruggito rimbomba in tutta la vallata.

La catena attacca il ghiaccio! É un attrezzo potentissimo ed estremamente pesante, da tenere bene diritta e perpendicolare per avere un taglio efficiente. Ovviamente non è un gioco e va usata con estrema attenzione. Saremo certi di aver passato la lastra in tutto il suo spessore solamente quanto l’acqua fuoriuscirà dal taglio. Troviamo cinquanta centimetri, di cui trenta di neve compattata e il resto di trasparentissimo ghiaccio, direi più che perfetto.

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La motosega taglia veloce, i blocchi non sono pesanti e abbiamo un ottimo margine di sicurezza. Dobbiamo preparare due linee d’immersione parallele costituite da un foro di entrata di circa 3 m per 3 m, uno di eventuale uscita a una distanza di 20 m e un terzo di sicurezza più piccolo in mezzo. Il tutto va delimitato per questioni di sicurezza con paletti e nastro segnaletico. Una volta che il primo foro è tutto tagliato a scacchiera dobbiamo estrarre i “cubetti”.

Operazione non semplice, soprattutto per il primo. In questo caso decidiamo di affondarlo, cosí gli altri hanno gioco per muoversi e ne facilitano l’operazione.

In base al peso dei blocchi e alla temperatura esterna, optiamo se arpionarli con i rampini o fissarli con una corda dotata di una vite da ghiaccio. La corda è molto più efficace, ma se fa troppo ”caldo”, cioè se la temperatura è sopra lo zero e il sole scalda, il ghiaccio tende a spaccarsi e la vite spesso non tiene.  Due nostri istruttori sono già pronti a entrare in acqua per tirare le sagole guida che indicheranno la direzione verso le aperture. Dato che qui l’accesso immediato verso la superficie non è possibile.

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Tutto questo lavoro occupa 6/7 persone per tutta la mattinata. È stata una grande faticata, ma siamo soddisfatti. Tutti osservano con un pò di diffidenza quei buchi neri che si stagliano sulla candida superficie gelata. In effetti ogni volta che li guardo, penso a una sorta di “portali” che conducono verso un mondo ignoto, circondati da una corona formata dai blocchi estratti che con il sole brillano come fossero diamanti.

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I primi sub sono già pronti, quelli che hanno deciso di conseguire il brevetto di specialità  Ice Diver Padi. Faranno tre immersioni nel weekend, apprendendo tutto quello che serve sapere per praticare l’immersione in maniera sicura e divertente.

Si segue un rapporto di 2:1, due allievi e una guida. La guida sarà assicurata con una sagola che è tenuta in superficie da un assistente. InIMG_0420 caso di un qualsiasi problema basta uno strattone per essere tirati fuori come pesci all’amo. I due allievi, a loro volta, saranno assicurati con delle sagole all’istruttore.

 

I nostri “eroi” già attrezzati si siedono sul bordo e intingono le gambe nella fresca acqua di montagna. S’intravedono sempre espressioni diverse. Chi entusiasta, chi concentrato, chi ride e quelli un po’ preoccupati, magari pensando: “ma dove mi sto cacciando..?”

Il tempo come da previsioni, sta peggiorando.

I nostri assistenti ci aiutano con le ultime cose, bagnamo il viso per acclimatare la pelle… Sempre una bella sveglia! Il viso che rimane in qualche punto scoperto non è mai contento e pizzicando un po’ sembra dirci “non ti vorrai mica infilare li dentro? É gelata!”

Il computer ci trasmette un dato di +3 gradi, difficile abituarsi…

Dopo aver gonfiato il gav a bocca ci si cala lentamente in acqua.

Le mute stagne sono una grande invenzione e svolgono il loro compito egregiamente. Il mio sottomuta pesante più qualche altro strato preso in “prestito” dall’abbigliamento sciistico, mi coibenta a dovere.

I nostri assistenti badano a collegare le sagole. Mi sembra sempre di stare a bagno in una tinozza, con i bordi cosí vicini e i piedi dei miei compagni all’altezza del mio sguardo, che girano tutt’intorno.

Come raccomandato nessuno respira dagli erogatori e le bombole sono ancora chiuse. Quest’accorgimento è fondamentale per far si che i primi stadi non si ghiaccino. Le rigide temperature dell’aria, comunemente sotto zero, ci impiegherebbero un attimo a congelare quell’umidità presente nell’aria della nostra bombola mandando in autoerogazione il tutto, costringendoci a uscire e sostituire il gruppo, una bella scocciatura!

Invece, anche se sembra paradossale, l’acqua, che come temperatura è sempre sopra lo zero, tramite ponte termico “riscalda” i nostri erogatori quel poco da non permettere la formazione di ghiaccio nei piccoli passaggi dei loro meccanismi. Questo ci fa capire il perché è obbligatorio l’uso del doppio primo stadio.

Però in acqua questo inconveniente non è sempre scongiurato, infatti, se per un qualsiasi motivo costringiamo le nostre fonti d’aria ad un superlavoro come in caso di affanno, la perdita rapida di pressione, che causa raffreddamento, potrebbe portare a congelamento. Quindi la ridondanza è d’obbligo.

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Torniamo alla nostra immersione. Gli assistenti di superficie hanno aperto i rubinetti delle bombole e le attrezzature sono funzionanti. Dopo un breve check, ci diamo il segnale di discesa e scarichiamo i nostri GAV quel tanto che basta per avere l’acqua all’altezza degli occhi. La discesa è innescata. Piano piano scendiamo in quell’acqua color inchiostro. Anche se è giorno, lo spesso strato di neve compattata, scherma gran parte dei raggi solari creando un effetto quasi notturno. Lo spessore del foro scorre davanti allo sguardo. I cinquanta centimetri di questa edizione non sono un record, ma vederli lì davanti alla maschera sono un muro imponente.

 

Poi finalmente eccolo, lo spettacolo che stavamo cercando.

La luce sotto aumenta, la visibilità è di circa di 15 metri e, contrariamente alle solite immersioni dove il nostro sguardo scruta verso il fondo, qui si guarda in alto. Quel muro appena attraversato visto da sotto si trasforma in una lastra di vetro senza fine. Il mondo sembra capovolto, con il pavimento sopra le nostre teste. Ci spostiamo sotto e le nostre mani sigillate dentro i guanti stagni scorrono su quella superficie liscia e scivolosa. Il primo strato di ghiaccio è trasparente come il vetro e sopra lo strato di neve compattata si staglia nettamente dal resto.

Guardo in tutte le direzioni ed è tutto perfettamente uguale. La sagola guida risulta preziosa. Le bolle di scarico del secondo stadio, salendo si scontrano con il ghiaccio, e dopo un attimo di quiete incominciano a correre veloci in più direzioni, seguendo le impercettibili variazioni d’inclinazione, per cercare sfogo verso la superficie. Sembrano grandi gocce di mercurio. IMG_4836

Aggiusto il mio assetto, gonfiando un po’ la muta. Solitamente tendo a zavorrarmi più del solito per due motivi, il primo perché, usando oltre al sottomuta pesante un ulteriore abbigliamento protettivo, sono più positivo, il secondo perché mi dà modo di tenere più gas nella stagna. Se possibile usiamo Argon, che di solito viene impiegato nella subacquea tecnica e risulta piú indicato per il gonfiaggio della stagna perchè essendo più denso fornisce un maggior isolamento e quindi un miglior confort.

Guardo i miei compagni che giocano e osservano intorno colpiti dallo spettacolo, dopo poco richiamo la loro attenzione sulla sagola indicando la direzione di marcia, stare troppo fermi fa perdere calore in fretta. Raggiungiamo, a metà percorso, il foro di sicurezza che permette di uscire in caso di problemi. Chiedo un ulteriore “ok” ai miei compagni che rispondono positivamente. Uno dei due non resiste dall’infilare la testa dentro il foro per dare un’occhiata fuori.

Proseguiamo e in lontananza scorgiamo qualcosa, é un tronco  d’albero dal grosso diametro, non abbattuto, che sale dal fondo in verticale. Servono forse due uomini per abbracciarlo completamente. È una di quelle piante che centinaia di anni fa cresceva sul fondovalle prima della formazione del lago, chissà da quanto tempo giace lì sotto. Lo usiamo come riferimento per raggiungere il fondo a 20 metri. Il fondale è formato perlopiù da fango e non offre molti spunti. Usiamo le torce per una piccola esplorazione. Abbiamo una “run” di dieci minuti. Decido di staccare dal fondo e risalire usando nuovamente il tronco come riferimento e i miei compagni mi seguono.

Riguadagnata la “superficie” ripercorriamo la sagola di ritorno sino a scorgere l’uscita. Questa permette alla luce di entrare senza ostacoli, creando un fascio nel buio come quello di un grande riflettore, molto suggestivo.

Osserviamo anche le forme che prende il ghiaccio in alcuni punti. L’acqua scorrendo modella il ghiaccio donandogli forme strane; Si formano cunicoli dove si può infilare un braccio, spuntoni come lame di coltello talmente trasparenti che quasi si confondono con l’acqua, che appaiono minacciosi anche se al primo tocco si spezzano tanto sono fini e fragili. Sembra un piccolo mondo di cristallo.IMG_4843

Prima di terminare resta solo il “sottosopra”. Cercando di non annodare le sagole, rendendosi un po’ positivi ci si deve prima mettere a testa in giù, a gattoni e poi in ginocchio e sollevarsi in piedi. Vi assicuro non è un’impresa facile! Ritrovarsi a camminare a testa in giù come sul soffitto di una stanza con le bolle di scarico che scorrono tra i piedi, è una sensazione leggermente anomala, ma veramente divertente. Vedo i miei compagni contenti dell’esperienza, ma  le dita dei miei piedi cominciano a lamentarsi, questo è il segnale per uscire!

Guardando verso l’alto si scorgono i nostri assistenti in piedi vicino al bordo, sembrano attendere il nostro ritorno da un’altra dimensione. Ci incanaliamo nel nostro “Stargate” verso la superficie. Appena fuori vedo occhi felici dietro le maschere, come i miei.

Altra sorpresa, nevica copiosamente e le nuvole si sono abbassate, praticamente siamo riemersi in una bufera di neve. Chi lo avrebbe detto dopo il caldo delle settimane precedenti! Liberati dalle cime ed issati prontamente fuori dall’acqua ascolto i commenti “a caldo”. L’entusiasmo è unanime… L’esperienza appena vissuta non è confrontabile con nessun’altra…

Infine scatta la domanda di rito: “avete avuto freddo?” e prontamente la classica risposta: “No! Troppa l’emozione!” Tutto questo dà ulteriore gratificazione alla mia immersione, al piacere che provo tutte le volte “sotto il ghiaccio” e al lavoro di tutto il team.

Una grande  soddisfazione professionale.

Anche per quest’anno è andata. E ora speriamo che la prossima immersione sia al mare! Perchè alla fine sono sempre tutte delle “cool dives”…

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Matteo De Lorenzi

PADI 325000

www.topdivemeran.com

 

Grande successo per il PADI DIVE DAY – IMMERGITI CON PADI!

Sabato 13 Settembre sarà una data difficile da dimenticare… A Santa Margherita Ligure si è svolto il primo PADI DIVE DAY – IMMERGITI CON PADI, un evento che ha riscosso un grandissimo successo!

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Di cosa si tratta?

E’ stata una giornata intera dedicata ai sub e Membri PADI durante la quale sono state fatte immersioni nell’Area Marina Protetta di Portofino a prezzi agevolati; inoltre ogni Membro PADI rinnovato 2014 ha avuto un ulteriore sconto di 10 € su un’immersione grazie alla sponsorizzazione di PADI che ha versato tale importo ai diving center.

Ma non solo: i partecipanti hanno avuto la possibilità di incontrare i manager PADI ed immergersi insieme a loro. Per PADI EMEA hanno partecipato Mark Spiers (Vice President Sales, Field Services, Marketing & Business Development), Tony Andrews (Field Services Manager), Roberto Raffaeli (Senior Executive Business Development & Strategies), Anna Maria Mencatelli e Massimo Zarafa (Regional Managers Italia).

L’evento è stato supportato dal Comune di Santa Margherita Ligure, dall’AMP di Portofino, dall’Associazione Commercianti, dal Gruppo Albergatori ed ovviamente dai sette Centri PADI locali.

Ogni partecipante ha ricevuto in regalo, prima dell’immersione, un paio di occhiali da sole PADI che ha potuto utilizzare per fare divertenti “selfie” da solo o con gli amici. Risultato: un successone, più di 500 subacquei e Membri PADI in giro per il paese, prima e dopo l’immersione, tutti con gli occhiali gialli PADI!

Ma non è tutto: chi ha postato i selfie su apposito sito entro le ore 17.00, ha partecipato ad una divertente gara.

Alle ore 19.00, sul palco dell’Anfiteatro Bindi gentilmente messo a disposizione dal Comune, si è svolta la premiazione delle tre foto più divertenti e del gruppo più numeroso al PADI Dive Day. I premi? Tre erogatori ed un computer subacqueo! Complimenti ai vincitori Gianluca Frigerio, Davide De Lorenzi e Paola Rappaccioli. E complimenti a Decostop di Piacenza per aver portato il più alto numero di partecipanti all’evento.

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A fine premiazione, Mark Spiers di PADI EMEA ha consegnato un riconoscimento al Sindaco di Santa Margherita Ligure Avv. Paolo Donadoni per il grande impegno dimostrato a favore del turismo subacqueo.

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Dopodiché… non era ancora finita la giornata! Tutti i partecipanti si sono recati nei bar/pub/ristoranti ad utilizzare i voucher sconto gentilmente messi a disposizione dall’Associazione Commercianti, e poi dalle ore 22.00 musica dal vivo organizzata dal Comune, in una Santa Margherita Ligure “vestita PADI” fino a tarda notte.

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Un evento così di successo apre la strada per tante altre future iniziative a favore della subacquea; un ringraziamento particolare a tutte le realtà coinvolte:

  • Comune di Santa Margherita Ligure, Sindaco Avv. Paolo Donadoni
  • Area Marina Protetta di Portofino, Direttore Dott. Giorgio Fanciulli
  • Associazione Commercianti, Sig. Soave Verderio
  • Gruppo Albergatori, Sig. Sandro Tarella
  • Centri PADI coinvolti nell’evento: DIVING ACADEMY BY DWS, IL GRANDE BLU, S. FRUTTUOSO DIVING CENTER, THE EUROPEAN BY SCUBASER, THE EUROPEAN DIVING CENTER, ABYSS DIVING SERVICE, TORTUGA DIVING PORTOFINO
  • Aziende di attrezzature subacquee che hanno gentilmente offerto erogatori e computer per i premi: AQUALUNG, CRESSI, DIVE SYSTEM, SCUBAPRO.

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A prestissimo con un nuovo evento PADI DIVE DAY – IMMERGITI CON PADI! BUON DIVERTIMENTO!

 

Scuba Show 19-20-21 Settembre, Roma Ostia

In questo mese ci sono ancora tre date cerchiate in rosso nel calendario di ogni appassionato di immersioni: 19, 20 e 21 Settembre. Perché sono i giorni in cui andrà in scena, per la terza edizione, lo SCUBA SHOW: un evento interamente dedicato agli amanti della subacquea.

La location dello ScubaShow di quest’anno sarà il Polo Natatorio della FIN di Ostia, situato sul lungomare della città, a pochi metri dall’imbarco per le immersioni in mare. Quest’anno, infatti, lo Scuba Show avrà come tappa esterna la splendida Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno: un patrimonio naturale ricco di fascino e storia. Ma non solo. Durante la mattinata di Domenica 21 Settembre Roberto Raffaeli di PADI EMEA terrà un interessante Seminario su Marketing e Prezzi a cui tutti i Membri PADI sono invitati a partecipare.

Scuba Show

L’ingresso è totalmente gratuito, ma per partecipare all’evento è necessario registrarsi anticipatamente tramite eventbrite (questo è il link http://www.eventbrite.it/e/biglietti-entra-in-acqua-con-lo-scuba-show-2014-12907058359)

Ma non è tutto, Gianluca di EDP ha coinvolto per lo Scuba Show un noto personaggio del mondo dello spettacolo, bravo Gianluca! Guardate questo breve video cliccando sul link e poi tutti allo Scuba Show! https://www.youtube.com/watch?v=jr_ldDSudS4

 

IN TICINO UN DSD CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Successo per l’iniziativa del “battesimo subacqueo contro la violenza sulle donne” promossa Sabato 30 agosto nella piscina del Lido di Lugano da Patrick Tempobono, istruttore PADI e Presidente dell’Octopus Team di Lugano e da Franco Zehfus, Presidente della Società Svizzera di Salvataggio – Sezione di Lugano.

Nonostante il tempo incerto, infatti, sono state 35 le donne che hanno aderito all’iniziativa ed hanno seguito un Discover Scuba Diving con istruttori PADI per la loro prima esperienza subacquea.

Inoltre, sono state raccolte oltre 70 firme per l’Associazione Amnesty International, che era presente al Lido con un banchetto informativo, e alla quale sono stati donati i soldi raccolti durante la manifestazione.

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Gli organizzatori sono rimasti molto soddisfatti per la grande partecipazione e interessamento dimostrato dalle donne presenti e sperano di poter riproporre l’appuntamento anche l’anno prossimo. 

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Project AWARE: Mesi di Azione per Combattere i Rifiuti Marini

Manta Scott SansenbachSettembre è il Debris Month of Action (Mesi di Azione) della Project AWARE: il periodo in cui, migliaia di subacquei di tutto il mondo, si uniscono per combattere i rifiuti marini – i silenziosi killer degli oceani. Ma non pensare che si tratti solo di una singola immersione nella quale si rimuove la spazzatura. E’ molto, ma molto di più. Con eventi che si terranno in tutto il mondo, ecco molti possibilità per partecipare … (Approfondisci)