IL GOMMONE ROSA 6 A RIVA DEL GARDA

Il Gommone Rosa a Riva del Garda: storia di un ClanDestino finito in TiVù

Mi chiamo Claudio Tovani, e sono un istruttore PADI.

Sei mesi fa ho coinvolto alcune amiche in un’immersione per sostenere Amnesty International contro la violenza sulle donne. Eravamo in sette, e ci hanno chiamato il Gommone Rosa. Una bella giornata, che pensavo sarebbe finita lì.

Ma da allora ci sono stati altri cinque Gommoni Rosa, uno al mese. A Portofino, a Ustica, tre sul lago di Garda. Ogni volta si aggiungeva qualcuno, ogni volta conoscevo nuovi amici, sinché sono arrivato ad avere con me decine e decine di sub.

Quello che segue è il racconto dell’ultimo Gommone Rosa, un evento che va oltre le immersioni. E’ una storia di amicizia e solidarietà. E’ il Gommone Rosa di ClanDestino Sub.

Partendo da Milano ci si impiega un po’ ad arrivare a Riva del Garda, ti fai cento chilometri di autostrada e poi una statale bresciana che sembra non finire mai. Quando poi sei arrivato a destinazione, hai ancora qualche difficoltà ad arrivare a Porto San Nicolò, un po’ perché non è segnalato dai cartelli stradali, un po’ perché il navigatore insiste per mandarti a San Nicola di Bari. Fortunatamente sono in auto con due donne che con la solita concretezza abbassano il finestrino, sfoderano un bel sorriso e ottengono l’indicazione a tempo di record: torna indietro, vai a destra, supera due ponti e prima della galleria c’è il posteggio.

Quando arriviamo, Francesca Accorsi e Davide Franceschetti di ClanDestino Sub sono già sul posto (arrivano da Mantova e sono a Riva dalle sette del mattino), e capisco che affidare a loro l’organizzazione di questo Gommone Rosa è stata una scelta azzeccata. Hanno ottenuto dal gruppo subacqueo locale un grande gazebo dove hanno già appeso il loro striscione e quello di PADI,  e protetti delle sciarpe e da due enormi paraorecchie rosa stanno facendo la spunta dei partecipanti e raccogliendo le ordinazioni per il pranzo che si terrà molte ore dopo.

Quando mi avevano detto “Claudio, siamo in cento. La pizzeria dice che non ci stiamo tutti”, pensavo scherzassero. E invece sono davvero riusciti a mettere insieme quasi una decina di gruppi subacquei, alcuni del trentino ma altri da molto più lontano. Cinzia e Giuseppe arrivano da Bassano del Grappa, Paola e Gabriele da Viareggio. Io ho portato Silvia e Loredana, al loro quarto Gommone Rosa, da Milano. E c’è Blue Dolphins che ha appena chiuso il diving a Lampedusa, è passato da casa a prendere la giacca a vento ed è venuto direttamente a Riva.

Mentre passo a Francesca i settantotto attestati da firmare, vedo la terza ClanDestina Monica Tarnold già attrezzata con stagna e bombola che conduce in acqua il primo gruppo di  sub. Dietro di leì una sfilata di pinne, sciarpe, fiocchi e guanti rosa, accessori recuperati dall’armadio e che nulla hanno a che fare con la subacquea ma che costellano la spiaggia di riflessi rossicci che scintillano sotto il sole. Il verde del prato, l’azzurro del cielo terso, il blu del lago e il rosa dei subacquei che entrano ordinatamente in acqua riempiono di colori una giornata che altrimenti sarebbe stata solo fredda e pungente. A rincarare la pigmentazione arrivano i ragazzi di Scubalitrox e Top Dive, omoni con la barba incolta, maschere nere, pinne nere, bibo e bombole di stage un po’ ovunque, e sopra alle mute delle sfavillanti t-shirt fucsia con scritto il loro nome. Si mettono in posa, si fanno fotografare, sono amici di tutti e sembrano non notare due spettatori estemporanei in divisa mimetica che li guardano perplessi.

Va avanti così tutta la mattinata, con i sub che vanno e vengono sulla passerella seguendo i cartelli che abbiamo appeso sopra e sotto la superficie del lago, è rosa pure la segnaletica, rosa come le maschere, i gav, le orecchie di neoprene e i cappelli scoloriti da babbo natale. Quelli che entrano sorridono, quelli che escono pure. Sono infreddoliti, rabbrividiscono, ma arrivano al pentolone di vin brulé che ha preparato Davide, e sorridono di più. Dopo il primo bicchiere,  il sorriso diventa indelebile.

Intanto Francesca, Davide ed io ci rincorriamo per aggiornarci sulle ultime novità. Abbiamo appena parlato con una giornalista televisiva di RTTR, un’emittente locale, che ci ha intervistato davanti alla telecamera, la prima volta per tutti e tre. Francesca è bellissima, Davide davanti all’obbiettivo sembra un attore di Hollywood, io mi sento il solito pirla. La giornalista non fa in tempo ad andarsene che arriva un altra notizia, sta arrivando Rai 3, no è già qui, è il tipo con la barba e la videocamera in mano.

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Ma con chi deve parlare? Il Giornale Radio mi fa un’intervista telefonica e ringrazio la maestra delle elementari che ha insistito sul congiuntivo, che almeno con le parole me la cavo bene e non c’è una telecamera a immortalare il riflesso del mio cranio.

Alla fine ci immergiamo anche noi, Francesca e Davide di ClanDestino, io e Silvia, mentre Loredana è ancora in giro con la mia macchina fotografica a scattare i ritratti più rosa dell’anno. La bomba, il rubinetto, Il Cristo, tutto il persorso è cimato, ben tenuto e immerso in in un acqua insolitamente limpida, e mi godo i miei trenta minuti di azoto e relax, perché so che in pizzeria sarò nervoso e lo stomaco si chiuderà.

E’ lì che si conclude la giornata, quando spiego perché ci siamo trovati. E’ il momento in cui devo parlare davanti a decine di persone e dire che la violenza domestica in Italia uccide più di cento donne ogni anno, che è un problema di cultura e la cultura siamo noi, è quello che pensiamo, quello che facciamo, è la nostra scelta di alzarci dal divano e vedere perché la vicina di casa piange piuttosto che starcene seduti davanti alla tv e far finta di non sentire, mentre da qualche parte un altro vicino di casa fa finta di non sentire il pianto di nostra sorella o di una nostra amica.

Quello è il momento in cui devo combattere la timidezza e la rabbia ed essere chiaro, coerente, per convincere chi mi ascolta che la violenza sulle donne non è solo un problema degli altri, e che ognuno di noi può fare qualcosa. Mentre parlo, incespico e riprendo, ho dei momento di lucidità in cui vedo Francesca e Davide che mi guardano e annuiscono. Scoprirò solo dopo qualche giorno che hanno, come me, dei motivi personali per essere così coinvolti in questa battaglia.

Finisco il discorso e l’applauso rompe il silenzio in cui mi sentivo avvolto, liberandomi dalla paura e dando il via alla consegna degli attestati. Prima i gruppi, poi gli individui uno ad uno. Li rivedrò qualche ora dopo, nelle foto su facebook con il loro diploma di partecipazione guadagnato in barba al freddo.

Un caffé, un saluto agli amici e ai volti che ormai mi sono familiari, e sono in auto sulla strada del ritorno.

Faccio qualche ora in coda, ma con un sorriso indelebile sul volto. E non è per il vin brulé.

Mi chiamo Claudio Tovani, sono un istruttore PADI ed ho la fortuna di avere per amica una donna che si chiama Anna Maria, una donna che mi ha fatto conoscere altre donne e uomini che si chiamano Elena, Marcello, Alessandro, Fabio, Francesca, Davide  e Monica , uomini e donne che insieme a decine di altri ancora sono al mio fianco a dire che la violenza sulle donne è una vergogna della quale dobbiamo liberarci.

Siamo i subacquei del Gommone Rosa, siamo più di cento e non siamo ancora abbastanza. Stiamo aspettando voi.

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One thought on “IL GOMMONE ROSA 6 A RIVA DEL GARDA

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    Thank you -Wilfred

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